La Danza, Henri Matisse
(1910, olio su tela_ San Pietroburgo, Museo dell'Ermitage)

Cinque nudi danzano in tondo, tenendosi per mano. Matisse non descrive un fatto; attraverso la composizione e il colore esprime piuttosto il prerompere inarrestabile della vita, il suo continuo rinnovarsi, il suo eterno movimento, quello "slancio vitale" che, secondo quanto afferma in quegli anni il filosofo Henri Bergson, è fondamento della realtà, una sorta di ondata che cresce e si organizza nell'evoluzione creatrice. Questo però per Matisse, non significa un moto caotico, anzi egli organizza la composizione mediante le linee, quelle ideali costituite da ciascun corpo nella propria totalità e quelle reali che disegnano le forme contornandole o accennandone gli elementi anatomici; ogni elemento dei corpi si dispone in una posizione relazionata a quella degli altri, l'uno concatenandosi al vicino e questo al successivo, secondo un rapporto calcolato che coinvolge l'intero quadro, similmente, fatte salve le differenza dovute alla grande distanza di tempo, a una pittura vascolare greca.
I tre colori dominanti, il blu, il rosso ed il verde, permettono di percepire immediatamente la composizione distinguendone nettamente ogni elemento; sono loro che creano una spazialità, non certo imitativa del reale, ma ideale, adeguata al sogno splendente matissiano, quella "Gioia di vivere" che è il titolo emblematico di un'altra opera di poco precedente (1906).
Concludendo, attraverso un processo di semplificazione attraverso la sintesi della forma e l'uso di colori puri, Matisse da vita ad una COMPOSIZIONE PANICA che esprime il bisogno di ritornare ad una serenità primitiva.