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Goya
y Lucientes Francisco, Fuendetodos (Spagna) 1746 - Bordeaux (Francia)
1828
Pittore e incisore
spagnolo, raggiunse la fama dopo il 1774 con le gustose scene di
vita popolare dei cartoni per l'arazzeria reale. Divenuto pittore
di corte, ne ritrasse i protagonisti con grande penetrazione psicologica
(Duchessa d'Alba, La famiglia di Carlo IV). Tra le incisioni, celebri
i Capricci (1799), in cui stigmatizzò superstizione, malvagità
e ogni forma di oppressione. L'invasione napoleonica del 1808 segnò
una svolta nella vita e nell'opera: l'orrore per quanto accadde
rimane immortalato nelle incisioni con i Disastri della guerra (1810)
e nelle Fucilazioni del 3 maggio 1808 (1814). Dopo la restaurazione
visse appartato dipingendo le pareti di casa con figure nere, riflesso
delle visioni della sua mente angosciata, che popolano anche le
Disparates del 1820.
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"Goya è sempre un'artista grande e spesso spaventoso.
All'allegria, alla giovialità, alla satira spagnola degli
anni di Cervantes, egli unisce uno spirito assai più moderno,
o se non altro molto più perseguito nei tempi moderni, l'amore
dell'inafferrabile, il sentimento dei contrasti violenti e delle
fisionomie umane stranamente deviate dalle circostanze ad uno stato
di animalità. E'
curioso osservare come lo spirito di Goya venuto dopo il grande
moto satirico e distruttore del XVIII secolo, e con cui Voltaire
si sarebbe compiaciuto almeno per l'idea di tutte quelle caricature
fratesche [
]; è curioso, dico, che questo odiatore
di frati abbia tanto sognato streghe, sabba, diavolerie, bambini
arrostiti allo spiedo, che so? Tutte le dissolutezze del sogno,
tutte le iperboli dell'allucinazione, e poi tutte quelle spagnole
bianche e slanciate che certe vecchie perpetue lavano e preparano
per il sabba, o per la prostituzione della sera, il sabba della
nostra civiltà!
La luce e le tenebre si svolgono attraverso tutto questo grottesco
di orrori. Strana giovialità! Ricordo soprattutto due incisioni
straordinarie: -
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la
prima ritrae un paesaggio fantastico, un impasto di nubi e di rocce.
E' un angolo di Sierra sconosciuta e disabitata? Un'immagine del
caos? Qui, in questo teatro abominevole, si svolge una lotta accanita
fra due streghe sospese in aria. Una è a cavallo sull'altra;
la bastona e la soggioga. I due mostri rotolano per l'aria tenebrosa.
Tutta la laidezza, tutto il luridume morale, tutti i vizi che può
concepire la mente umana sono iscritti sui due volti, che, secondo
un'abitudine frequente e un procedimento misterioso dell'artista,
hanno insieme dell'uomo e della bestia.
La seconda incisione rappresenta un essere, un infelice, una monade
solitaria e disperata, che vuole ad ogni costo uscire dalla tomba.
Demoni malefici, miriade di deformi gnomi lillipuziani, premono
con lo sforzo di tutto il loro peso sul coperchio della tomba dischiusa.
I vigili custodi della morte si sono alleati contro l'anima recalcitrante
la quale si consuma in una lotta impossibile. Questo incubo si agita
nell'orrore del vago e dell'indefinito.
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Il merito grande di Goya sta nel creare il mostruoso verosimile.
I suoi mostri sono nati pieni di vita, di armonia. Nessuno più
di lui ha osato nel senso dell'assurdo possibile. Tutti quei contorcimenti,
quelle facce bestiali, quei ghigni diabolici sono pervasi di umanità.
Anche dal punto di vista specifico della storia naturale, sarebbe
difficile condannarli, tanta è l'analogia e l'armonia in
tutte le parti del loro essere; in una parola sola, è impossibile
cogliere la linea di sutura, il punto di congiunzione tra il reale
e il fantastico; è una frontiera vaga che l'analista più
sottile non saprebbe tracciare, in un'arte che, a un tempo, è
così trascendente e naturale."
(C. Baudelaire)
"Goya,
incubo colmo di cose ignorate,
di feti cucinati nel cuore dei sabba,
di vecchie allo specchio e di nude fanciulle
che s'accarezzan le calze per tentare i demòni."
(C. Baudelaire, Les fleurs du mal, Les phares)

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