|
Il
Maestro e Margherita
di
Michail Bulgakov (1891-1940)
Il
Maestro e Margherita, pubblicato postumo nel 1966, è ambientato
nella Mosca degli anni '30. Il romanzo porta avanti tre linee narrative
che procedono parallele e si congiungono solo negli ultimi capitoli;
nella prima, l'anonimo protagonista (il Maestro), di cui è
innamorata Margherita, è perseguitato dalle autorità
politiche e infine rinchiuso in un manicomio a causa di un suo romanzo
sulla vicenda di Jeshua Hanozri (Gesù) e di Ponzio Pilato;
nella seconda si conosce - attraverso un manoscritto ritrovato dal
Maestro - la vera storia degli ultimi giorni di Jeshua fino alla
passione; nella terza assistiamo alla comparsa a Mosca del diavolo
Woland che, insieme ad alcuni demoniaci accompagnatori, con la sua
presenza e le sue azioni sembra dissolvere l'ordine pseudo-razionale
su cui si regge la società moscovita. E' proprio a Woland
cui si rivolgerà Margherita, accettando di divenire strega
e partecipare al Sabba - in un volo vissuto come impeto di liberazione
- pur di ottenere il ricongiungimento col Maestro.
L'uso di categorie irrazionali (il diavolo, la strega) esprime una
carica eversiva diretta contro le strutture politico-sociali della
Russia sovietica; ma oltre al senso della denuncia, questi temi
- nell'intreccio con le vicende di Jeshua/Cristo - conferiscono
al romanzo un profondo significato messianico (sia pure di tipo
non religioso).
Mac
Beth
di William Shakespeare
(1564-1616)
Scaglia di
drago, dente di lupo,
mummia di strega, ventricolo e imbuto
dello squalo che i mari devasta,
barba di cicuta nel buoio divelta,
fegato d'empio circonciso,
fiele di capra, rametto reciso
di tasso all'eclissi di luna;
naso di Turco e labbra di Tartaro,
dito di strangolato pargolo
partorito in un fosso da una bagascia,
fate la poltiglia densa e grassa:
aggiungi di tigre una ventraia
fra gli ingredienti della caldaia.
Nel
calderone delle tre streghe che predicono il futuro a Macbeth viene
utilizzato ogni genere di elemento attinto dal mondo naturale, ma
anche da cupi sacrifici umani. Nelle pagine del Macbeth Shakespeare
s'ispirava evidentemente alla tradizione classica e a figure di
striges quali Canidia, Sagana, Arichto, Medea. Alla rielaborazione
di tali cognizioni letterarie, egli aggiungeva probabilmente elementi
tratti dal folklore inglese: non v'è infatti cenno alla metamorfosi
o al "volo magico"; e in Inghilterra le streghe erano
eminentemente delle "malefiche". Su di esse giganteggia
la figura di Ecate ("Come osaste voi trattare e contrattare
con Macbeth di enigmi e di affari di morte; mentre io, la signora
dei vostri incantesimi, la segreta ordinatrice di tutti i mali,
non fui mai chiamata a far la mia parte, o a mostrar la gloria dell'arte
nostra?").
|